Barriera Corallina

Nella sempre più crescente necessità di comprendere i meccanismi che regolano il riscaldamento globale, la barriera corallina risulta essere uno dei fattori chiave per la conoscenza del fenomeno. La carenza di precedenti studi in quest'area geografica rendono necessario un tempestivo monitoraggio di questo unico ecosistema, per valutarne lo stato attuale e poter sviluppare una politica atta a conservarne la sua biodiversità.
Le isole dalle Bahamas grazie alla loro conformazione geografica sono in grado di promuovere due diverse tipologie di turismo: il turismo di massa che trova il suo fulcro nella cosmopolita città di Nassau, la capitale, con le sue musiche e la sua caotica frenesia di colori, il secondo l’eco-turismo che invece trova la sua pace e il suo relax nelle “Family Island”, ossia quell’insieme di isole che circondano ed abbracciano la capitale, inserendo qua e là, qualche macchia di verde, ad interrompere il bagliore di una lunghissima catena di minuscoli banchi di sabbia che compaiono e scompaiono sottostando ai capricci della marea.
Proteggere l’alta qualità ambientale di queste isole esterne è stato uno degli obbiettivi primari degli ultimi anni per il Ministero del Turismo e da parte delle stesse comunità locali che vi abitano.
Purtroppo, senza avere sufficienti conoscenze sull’ecosistema della barriera corallina, la nostra comprensione della situazione attuale e di come se ne stia alterando l’equilibrio è limitata e troppo superficiale. Senza queste conoscenze non possiamo sperare di proteggere questo fragile capolavoro architettonico della natura e gli animali che la popolano e proteggere l’ecosistema.
Per valutare l’odierno stato di salute della barriera corallina circostante l’isola di Eleuthera, il progetto prende in esame le modificazioni della barriera stessa, lo sviluppo costiero e la proliferazione delle attività umane, per riuscire a valutarne le conseguenze ecologiche.
Del corallo e degli altri organismi che occupano quest’habitat, verranno registrate le dimensioni e la forma, direttamente in acqua da varie equipe di sommozzatori, e indirettamente tramite registrazione con video camera e successiva analisi dei filmati. Utilizzando piccole imbarcazioni e il GPS, mese dopo mese, anno dopo anno, verranno analizzate le aree, scelte in parte casualmente e in parte in base alla loro localizzazione geografica di particolare interesse. In contemporanea saranno condotte le analisi per determinare la composizione e la qualità delle acque, valutando oltre alla presenza di inquinanti, come pesticidi o residui dell’industria chimica, anche parte della componente batterica e dei parametri di produttività. Anche questi dati andranno con gli altri, a gettare le basi su cui sarà poi proposta la creazione di aree naturali protette, inoltre potranno essere utili nello sviluppo dell’eco-turismo, fenomeno purtroppo ancora sottovalutato in quest’area dei Carabi.
I risultati della nostra ricerca non servono solo alla conservazione delle isole delle Bahamas, ma sono di aiuto a tutto l’ecosistema mondiale.